SEMPLICEVERITA'

TUTTO E' RELATIVO, MA SOLO UNA E' LA VERITA'

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E' una domanda che ognuno dovrebbe porsi sia nella vita di tutti i giorni che nel periodo festivo, in cui, come per incanto, le città iniziano a colorarsi di luci e, mentre corrono indaffarati di negozio in negozio, tutti sembrano essere più “buoni”. 
 La suggestione che l’uomo ha creato sul Natale ferma, infatti, per un attimo la routine della vita e anche di coloro che sono indifferenti ai problemi dello spirito si lasciano sedurre, anche se per pochi istanti, dai messaggi di pace e di amore che echeggiano ovunque.
Dovremmo, tuttavia, riflettere con attenzione senza fare eccessiva leva sul sentimento e sulle emozioni e chiederci se sia giusto essere fedeli solo pochi giorni l’anno. Se sia giusto parlare di pace e amore nel giorno di Natale per tornare subito dopo ad essere i soliti egoisti, indifferenti davanti a qualsiasi situazione. Se sia vero che Yahushua di Nazareth sia nato proprio il 25 dicembre, e soprattutto chiederci perché oggi il mondo cristiano pone tanta enfasi su questa celebrazione. 

I PRIMI DISCEPOLI E IL NATALE
I primi discepoli furono così attivi nel predicare il messaggio della Buona Notizia che non si curarono di conoscere ciò che Yahuweh non aveva loro rivelato. I Vangeli non si sono mai interessati agli aspetti fisici della vita del Messyah, ma a ciò che Egli veramente rappresenta: la Parola del Padre fattasi carne (Giovanni 1:14) nato da una vergine sotto la Legge (Matteo 1:23; Galati 4: 4) per espiare come “Agnello di Elohà che toglie i peccati del mondo” (Giovanni 1:29) le trasgressioni degli uomini, e riconciliarli tramite la Sua Ekklesia a Dio Padre (Efesini 2:15-16). 
Ci piaccia no, Yahuweh non ha rivelato nella Sua Parola la data della nascita di Yahushua e conseguentemente non ha mai comandato di festeggiarla. Evidentemente agli occhi del Creatore questa data non ha importanza per la nostra salvezza.
Se avesse voluto questa celebrazione l’avrebbe ordinata. Non è, come potrebbe apparire, un aspetto secondario, dato che rileva il rispetto e la considerazione di ognuno di noi verso la divina volontà. 

Nel Vangelo, legge perfetta che rende completo l’uomo di Elohà Yahuweh, (2 Timoteo 3:16:17), non si parla mai del festeggiamento della nascita di Yahushua, per cui dobbiamo necessariamente concludere che la completezza spirituale e morale dinanzi a Lui la si raggiunge senza la conoscenza della data della nascita del Messyah. Ma allora che cosa è il Natale e perché lo si festeggia in tutto il cosiddetto mondo della cristianità se la Scrittura non lo comanda e anzi nemmeno lo menziona?



ORIGINE DEL NATALE
Alla ricerca della nascita del Messyah si avventurarono, dopo la morte degli Apostoli, i cosiddetti scrittori pseudo epigrafi o apocrifi. Per esempio la prima data, il 6 Gennaio, venne dall’Egitto ed entrò successivamente nelle tradizioni della Chiesa Ortodossa sotto il nome di Epifania (avvento del Signore). La Chiesa Cattolica ha trasformato l’epifania nell’avvento dei tre Magi ed ha personificato l'epifania nella “Befana”, la vecchietta bruttissima ma benefica, che distribuisce doni ai bambini buoni e pezzi di carbone a quelli cattivi. 
Clemente Alessandrino (morto circa nel 215) suggerì tre date per la nascita del Messyah: 20 maggio, 10 gennaio, 6 gennaio; altri studiosi del III secolo proposero le date del 28 marzo e del 2 aprile. Ma come si evince da molte scritture interne alla Bibbia Yahushua nacque durante l'autunno in quanto i fatti narratici dall’evangelista Luca ci presentano la notte della sua nascita come una serata mite in cui i pastori stavano all’aperto a guardia dei propri greggi (Luca 2:1-10). Certamente ciò sarebbe stato poco probabile, se non addirittura impossibile, nel periodo invernale.
Sulla scelta del 25 dicembre ebbe un ruolo determinante il calendario civile romano che celebrava in questo giorno il solstizio d’inverno, il natale del “sole invitto” (dies natalis invicti solis). Si sovrappose, arbitrariamente, alla festa pagana la festa della nascita del Prescelto Unto di Yah, immagine ripresa dal profeta Malachia (4:2). Tale celebrazione fu accolta prima in Africa (380 circa) subito dopo a Costantinopoli ed ad Antiochia ed infine verso il 431 ad Alessandria e Gerusalemme. 
Tertulliano in una sua opera contro l’idolatria (cp 14) condannò aspramente questo aspetto pagano del Cristianesimo. Origene, altro grande scrittore di quegli anni, dopo il 245, ripudiò l’idea della celebrazione della nascita di Yahushua come se fosse un re faraonico.
Tuttavia, una volta in moto il meccanismo della disubbidienza è molto difficile da fermare e il paganesimo prese la sua rivincita sulla Verità: la festa natalizia fu accolta prima in Africa (380 circa) subito dopo a Costantinopoli ed ad Antiochia ed infine verso il 431 ad Alessandria e Gerusalemme. Gli imperatori Arcadio e Onorio inserirono il 25 dicembre nei giorni in cui erano proibiti i giochi del circo (ludi circenses) e Giustiniano, infine, lo dichiarò festa civile (Codice, III, 12-6). 

IL PRESEPE  
Anche i riti e le cerimonie che accompagnano la festa sono di origine pagana, soprattutto “il presepe” che ha contribuito all’uso cattolico di farsi immagini della Divinità. 
Pensiamo a tutti i bambini che credono che Yahushua nasca veramente il 25 dicembre e che baciano il pupazzetto di legno o di gesso prima di porlo nella mangiatoia. Agli stessi bambini si insegna che Yahushua muore ogni anno verso Pasqua e nella loro innocenza non capiscono come fa ad essere “bambino” e subito dopo solo tre mesi “trafitto a morte sul legno”!
Immagini che si sovrappongono e che generano confusione e timore. I bambini non distinguono più tra finzione e realtà, ma autentici, in compenso, sono i loro baci pieni di rispetto e di innocenza! Si abusa della loro ingenuità per farne degli IDOLATRI. Una idolatria che si porteranno dietro per tutta la vita, anche se non sarà mai basata su una reale e profonda convinzione.

IL NATALE OGGI
Anche se potremmo dire, assai agevolmente, che Yahushua non c’entra nulla con il panettone, le fettuccine o l'arrosto, e che non è possibile pensare di ricordarlo con i cenoni, i pranzi, i giochi e i balli!
Anche se potremmo dire che il Natale così come lo si festeggia oggi non è una festa cristiana fatta per innalzare i cuori riconoscenti al Salvatore, ma è una festa pagana atta ad innalzare i bicchieri in un tripudio di dilagante paganesimo! Noi non diciamo nulla, dato che non è questo il nocciolo del problema. Anche se il Natale fosse una festa austera e religiosa celebrato con sincerità e vera devozione sarebbe ugualmente sbagliato, perché non voluto e non comandato dal Creatore!
Chi desidera essere discepolo di Yahushua per davvero, come lo furono quelli di 2000 anni or sono, non festeggerà il Natale semplicemente perché non è un comandamento scritto e perché Elohà Yahuweh ci ammonisce a non togliere e non aggiungere nulla alla Sua preziosa parola (Apocalisse 22:18-19; 1 Corinzi 1:10).

CONCLUSIONI
Tutto
ciò che abbiamo detto non significa che i credenti veri non amino le feste, l’allegrezza, la compagnia, l’amicizia! Ricordiamo, ad esempio, che Yahushua partecipò al festeggiamento di un matrimonio a Cana, dimostrando come sia lecito gioire e divertirsi senza peccare!
Tuttavia i VERI discepoli di Yahushua non si inventano delle feste “religiose” per esternare la loro gioia. Il discepolo è la luce del mondo e il sale della terra e dunque deve insegnare ai propri figli e a coloro che lo circondano le cose giuste, buone sante e soprattutto VERE che vengono dalla volontà di Yahuweh, senza fanatismi o anatemi, ma con amore e rispetto.
Ricordiamo, infine, l’Apostolo Paolo che rivolgendosi ai Galati che osservavano dei giorni particolari scrive:
«Voi osservate giorni e mesi e stagioni ed anni. Io temo, in quanto a voi, di essermi invano affaticato per voi» - (Gal. 4:10-11)

Quanta amarezza in queste parole dello Spirito Santo, oggi, purtroppo, più che mai attuali.


Mi chiamo Gaetano. La mia esperienza con le chiese pentecostali ha avuto inizio già dalla mia infanzia.
Al principio ho frequentato chiese pentecostali dottrinalmente moderate (ADI), dopodichè col passare del tempo, per vari motivi, ho smesso di frequentare la chiesa. Trascorsi alcuni anni, io e mia moglie, abbiamo cominciato a frequentare insieme una chiesa pentecostale, dottrinalmente più carismatica, dove siamo stati membri per 7 anni circa. È abbastanza complicato riassumere tutto ciò che ho vissuto, e di come dentro di me ho cominciato a nutrire dei dubbi nei confronti della dottrina pentecostale. Il cammino è stato lungo, ed alla fine, anche molto doloroso. La prima cosa che ha cominciato a crearmi dei dubbi è stata un'esperienza di finta guarigione vissuta da me in prima persona, quando ero ancora bambino. Mi avevano diagnosticato una scogliosi, la mia gamba sinistra era di 0,5 cm più corta di quella destra. Per questo motivo mi fu prescritto dal medico di fare ginnastica correttiva a scuola.

Una sera, andai insieme a mia madre ad una riunione pentecostale, dove c'era di passaggio un predicatore col "dono di guarigione". Mi ricordo benissimo che questo uomo, al momento della preghiera di guarigione, mi fece sedere su una sedia, mi impose le mani pregando nel nome di Gesù, e dopo avermi fatto stendere tutte e due le gambe, prese delicatamente la mia gamba sinistra fra le mani. Io sentii un forte calore scendere sulla mia gamba, una sensazione simile alla corrente elettrica, ma non era fastidiosa. Questo uomo accompagnò delicatamente la mia gamba con la sua mano in avanti. Si vide benissimo ciò che successe. La mia gamba si stava allungando miracolosamente. La fece avanzare di diversi centimetri, dopodichè la dispose parallelamente all'altra, proclamando infine la mia guarigione. La chiesa sussultò di gioia, e naturalmente anche io mi rallegrai, perché ero convinto che il Signore si fosse preoccupato in maniera speciale di me. Un evidente segno miracoloso fu visto da tutti. Tornammo a casa tutti felici e contenti, e da bambino che ero, non vedevo l'ora di proclamare la mia guarigione agli altri.

Mi sottoposi nuovamente ad una visita medica di controllo, naturalmente senza dire niente al medico, quando con mio stupore mi fu detto che non c'era stato nessun miglioramento, e che dovevo continuare con la ginnastica correttiva. Com'era possibile, dopo quello che mi era successo. Non sono stato guarito? Perché se si pregò nel nome di Gesù, e dopo le cose che vidi accadere, e che sentii chiaramente, NON ERO STATO GUARITO?



Mi sentii traballare nella fede. Ero profondamente deluso e confuso. Qualcuno mi disse, cercando di giustificare tutto ciò, che magari quel "fratello" aveva sbagliato la misura. Mi sembrò strano che Dio potesse fare tali sbagli, cercai quindi di mettere da parte quest'esperienza e di continuare con la mia fede nel Signore. Dopo un po' di tempo i miei genitori, presero a frequentare una chiesa delle ADI. Quello che mi aiutò sicuramente molto, era leggere la Bibbia. Frequentando chiese pentecostali, l'enfasi era sovente posta sul cosiddetto battesimo nello Spirito Santo. Così, credendo che quest'esperienza fosse biblica, e fondamentale per la vita di un cristiano, dato che si riceveva potenza dall'alto (questo era ciò che ci veniva insegnato), leggevo spesso le due lettere ai Corinzi. Ero convintissimo che questa dottrina fosse biblica. C'era però qualcosa che non mi tornava. Dalla lettura della Bibbia capivo che la prassi delle riunioni di preghiera delle chiese pentecostali andava contro gli ordinamenti biblici. La Bibbia afferma che Dio è un Dio d'ordine, e non di confusione, e che quando si parlava in lingua, bisognava farlo uno dopo l'altro, e solo se c'era chi interpretasse, e non tutti insieme. Tutto questo non veniva rispettato, al contrario il parlare in lingua tutti insieme, e la frenesia che si produceva veniva addirittura incoraggiata. Dentro di me mi chiedevo come mai, se Dio dava lo Spirito Santo al credente, quello stesso Spirito che produceva autocontrollo nel credente, al contrario tutti coloro che dichiaravano di essere battezzati di Spirito Santo, quando pregavano per lo "Spirito Santo" creavano invece tutta questa confusione?



Cercavo però di reprimere questi pensieri, perché avevo paura di bestemmiare contro lo Spirito Santo, e così di andare all'inferno per sempre. Evitavo dunque di esprimere apertamente i miei dubbi. Una sera, stavo ascoltando la predicazione di un noto giornalista cattolico carismatico ad una radio evangelica, e già questo mi diede da pensare. Alla fine della predicazione quest'uomo pregando cominciò a parlare in linguaggi, e ad un certo punto rimasi sbalordito quando questa persona chiese alla Madonna di spargere lo Spirito Santo sugli ascoltatori. Rimasi allibito, non riuscivo a capire come poteva essere possibile che un uomo che invocava Maria avesse ricevuto il battesimo nello Spirito Santo! Cosi quando chiesi spiegazioni a qualcuno, mi fu detto che Dio donava questo dono anche ai cattolici che lo chiedevano con sincerità, al che io, ancora bambino replicai: "Ma non c'è scritto che lo Spirito Santo convince di peccato e guida alla verità?". Non mi fu data nessuna risposta.

Serbando nel mio cuore tutte queste cose, dentro di me si erano formati due sentimenti contrastanti. Ero convinto che le chiese pentecostali fossero quelle dottrinalmente più bibliche, visto che si ricercava lo Spirito Santo e la sua potenza miracolosa, ma allo stesso tempo constatavo che questo "Spirito Santo" faceva fare cose che andavano contro quello che Lui stesso aveva ispirato. Com'era possibile?
Alla fine, per vari motivi mi allontanai dal Signore. Smisi di frequentare qualsiasi chiesa, fintanto che non conobbi mia moglie, allora cattolica. Insieme discutevamo spesso sulle differenze delle nostre confessioni, ed in me si riaccese il desiderio di tornare al Signore. Mia moglie (allora la mia fidanzata) si convertì e dopo esserci sposati iniziammo a frequentare una chiesa pentecostale più "aperta".

I primi anni furono molto felici, io e mia moglie confidavamo sempre nel Signore Gesù, e vedemmo molte volte la sua mano nella nostra vita. Ad un certo punto però in questa comunità arrivarono dei predicatori che introdussero dottrine magiche ed esoteriche, molto simili alla new age, e la cosa più triste fu vedere che quasi tutta la gente le accoglieva con gioia. L'importante era poter vedere segni e miracoli, e tutto questo a scapito della Parola di Dio. La cosa portò me e mia moglie a ricercare nella Bibbia se tutte queste dottrine, e segni potevano trovare riscontro nella Parola di Dio. Cominciammo anche a nutrire forti dubbi sulla legittimità di tante profezie che venivano misticamente proclamate durante le riunioni. Vivemmo delle situazioni davvero al limite del demenziale. Preoccupati presentammo i nostri dubbi al "pastore" di quella comunità. Le risposte che ci diede erano vaghe e contraddittorie, alcune perfino palesemente antibibliche. Decidemmo così di esporre per iscritto le nostre perplessità al "consiglio degli anziani". Presentammo i nostri dubbi alla luce della parola di Dio su ciò che era predicato. Implorammo questi "responsabili" di aiutarci a capire, se fossimo noi a sbagliarci, o se fossero stati loro a sbagliare. Alle nostre pagine di riflessione ci risposero con mezza pagina dicendo che non volevano discutere con noi di queste cose, e che avremmo dovuto rendere conto a Dio di non esserci sottomessi alla loro guida. Capimmo che Dio ci stava chiamando fuori da quella comunità palesemente apostata.

Dentro di me volevo comunque capire tutte quelle cose a cui non riuscivo a dare una risposta. Finalmente, grazie alla lettura della Bibbia presi coraggio per uscire dalla gabbia mentale, che per terrore di peccare contro lo Spirito Santo, mi ero creato nella mia testa. Studiando la Bibbia mi colpì il fatto che Lo Spirito Santo lodò i Bereani, per aver esaminato con le Scritture e constatato attraverso di esse, se ciò che Paolo diceva fosse la verità o meno. Quindi la Bibbia non poteva venire contraddetta, e nemmeno lo Spirito Santo mi puniva se analizzavo tutti i miei dubbi con la Bibbia. Ma la soddisfazione più grande l'ho avuta quando leggendo Deuteronomio 13, scoprii che Dio mette alla prova i suoi figli, anche concedendo segni e prodigi ai falsi profeti che presentano false dottrine, per vedere se i suoi figli restano fedeli alla Sua Parola o meno.

Durante le nostre ricerche che svolgevamo anche in internet, scoprimmo un libro che s'intitola "Carismosofia" di Nicola Martella. Grazie a questo libro siamo riusciti a comprendere tante cose a cui non riuscivamo a dare una risposta. Ho anche in seguito letto il libro di Guglielmo Standridge "Devo parlare in lingue?" che attraverso lo studio delle lettere ai Corinzi spiega senza possibilità d'equivoci, come mai il parlare in lingue è cessato, e perché oggi non fa più parte del piano di Dio per la sua Chiesa. Finalmente trovai le risposte alle mie tante domande, attraverso la Bibbia, e grazie alla lettura di questi libri.

Questo scritto non rende giustizia a tutto ciò che abbiamo sperimentato, potrei quasi scrivere un libro su tutte le ambiguità che ho vissuto in tali ambienti. Profezie fatte nel nome "del Signore" che si rivelarono false, alcune addirittura rovinarono la vita di certe persone. E la cosa più triste era veder sempre giustificati questi falsi profeti e false profetesse, nascondendosi dietro il "non giudicare" invece di mettere in atto il discernimento biblico. Il Signore ci ha in ogni modo guidato nel nostro cammino, togliendoci dalla sottile seduzione in cui eravamo finiti. La mia sincera preghiera quando ero in questi ambienti è sempre stata questa:

"Esaminami oh Dio, conosci il mio cuore, mettimi alla prova, e conosci i miei pensieri. Vedi se c'è in me qualche via iniqua, e guidami per la via eterna" (Salmo 139), e posso dichiarare con gioia che il mio Signore, Gesù Cristo, ha esaudito questa mia preghiera.

Gaetano Nunnari

(please read the following scripture before you continue this article: Hebrews 11:1,6)
INTRODUCTION
The apostle Paul provides the best definition of "faith" we can find: Now faith is confidence in what we hope for and assurance about what we do not see, a definition which is in itself a paradox:
1. “CONFIDENCE and HOPE” seem to be two opposite concepts. For example, a student may say at the beginning of a school year: "I hope I'll pass" because he has no certainty about it. If, on the other hand, he is confident about it, he has no need for hoping. Yet in faith these two concepts go hand in hand.
2. The second definition is just as troublesome for the modern mind, by now accustomed to believing only in what it can see and touch. Yet Paul puts together ASSURANCE and INVISIBILITY.
Faith is presented to us in the Bible as a NECESSITY (Hebrews 11:6) and, at the same time, a GIFT from Heaven. The renowned Italian journalist Indro Montanelli used to say: "If faith is the gift of God, then it's his own fault if he didn't give it to me!". What Montanelli couldn't understand is that this gift is available to everyone: it's up to each one of us to accept or refuse it.
If we want to find a modern simile to transalte this concept, we may say that Elohà has sent each and every one of us a blank check: whoever trusts in Him, will go to the bank to cash it and will personally write in the amount. That is, each one of us decides IF he/she is going to have faith, and HOW MUCH faith he/she is going to have: both these decisions are up to mankind!
Therefore, it is utterly important that we understand what faith means in all its aspects. We shall now examine five fundamentals of a strong faith:
1. TRUE FAITH DOES NOT NEED ANY PROOF
Faith allows us to believe without any need for evidence. Let's look at a couple of examples.
a) Bible inspiration
We believe that the Scriptures were inspired by our Maker and we have many "signs" to back up this fact, but no proper "proof" in the scientific sense of the term.
For example, the fact that the Bible was written over the course of 1600 years by different authors from different centuries, cultures and backgrounds yet it never contradicts itself, leads us to believe that there must have been a superior intelligent mind - that of Elohà Yahuweh - who supervised its writing.
Moses laid out a body of laws on hygiene and nutrition which have been proved valid by modern science, to the extent that renowned doctors and researchers have stated that mankind has lost a valuable heritage in forfeiting them: this fact leads us to believe in Moses' claim that he received those instructions directly by God, all the more so because they contradicted the beliefs enforced by medical science in his time and in the centuries to follow. In the words of Professor Luciano Pecchiai, a renowned pathologist in a pediatric hospital in Milan: “As far as the Bible is concerned, we have forsaken its wisdom; that also happened because the Church, after Galileo was proved right, tried to avoid further embarassment by saying that the Bible only contained religious truths and not scientific facts. As a consequence, we lost an important cultural heritage which must by all means be recovered: all the more so because science has been proving its soundness for many years.” (excerpt from "La Repubblica" of 1-17-1986)
The fact that biblical prophecies uttered years, centuries and sometimes millennia beforehand came true with the utmost precision leads us to accept the prophetic gift which is at the base of such predictions. If the prophets who claimed to have received visions or revelations from Elohà were just lunatics, then how come have they always got it right?
However, it must be admitted that all these arguments on biblical inspiration are not the same sort of evidence as we find in 2+2=4. Without faith, it is impossible to believe in the divine hand behind the writing of the Bible.
b) Creation
We likewise believe through faith that what is written in chapter 1 of Genesis is trustworthy and that Elohà Yahuweh - and not chance - is the creator of all life forms. We have a lot of evidence for this fact, but no real proof, as no one could have possibly witnessed the beginning of life!
A famous French scientist once said: “Probability theory tells us that it is impossible for life to have sprung up by mere chance...However, since God does not exist, we must conclude that this remote chance must have occurred all the same!".
It is easy to see that there is nothing scientific about such an argument, because it takes as an assumption what is only a philosophical hypothesis: "God does not exist...!" Rather than recognizing the facts and humbly admitting that science cannot account for the spontaneous generation of life - which proves the need for a creative intelligence - ysome "scientists" prefer to believe what is contradicted by facts. The premise "God does not exist" impairs all the consequent argument.
I once read in a scientific book the example of a bunch of apes at a typewriter: what are the chances that they could accidentally write such a complex work as the "Divine Comedy" if they were left to it for centuries? None at all, according to logic, none at all according to probability theory...That is why us believers think that it takes more blind faith to theorize spontaneous generation than it takes to believe in the Bible's tale of creation. But these are all FACTS, NOT PROOFS.
Let's look deeper into this matter with a more concrete example: biochemists have discovered that a single bacterium contains no less than 1500 enzymes, and that without counting other complex chemical compounds. Enzymes are proteins, and each one of these is made up by a few hundred amino acids. Each enzyme is very complicated and carries out a specific biological task...
The letters in this sentence are laid out in a specific order, so that the sentence can be written and understood. Enzymes work in much the same way. The twenty different known types of amino acids, which combine into long chains to build up an enzyme, must be in just the right place in order for each enzyme to perform its specific function properly. If we look at the possibility that these chemical agents may combine according to chance-driven processes, many scientists are ready to admit that there is no way that amino acids could have made up enzymes accidentally. Mathematicians deal with this issue from the point of view of probability laws. Consider what follows: if there are three elements (1,2,3), there will be six possible ways to group them, that is: 123,132,213,231, 312,321.
The laws of probability tell us that there is one chance out of six that the exact combination could occur accidentally. This is written as: 1x2x3 = 6. But if the number of elements rises from 3 to 5, the possible combinations become 120. If we add just one more element and bring the total to 6, the possible combinations jump to no less than 720. The probability that one of the 1500 proteins which are needed to form a bacterium...a protein of 200 amino acids lined up in their right sequence, might occur by mere chance is only one out of 1026 0 x 202 00 (that is 1 followed by 260 zeros multiplied by 2 followed by 200 zeros).
Just to give you a better idea of how huge these numbers are, let's consider that the number of electrons that might be contained in the visible Universe within a range of five billion light years, without leaving any empty spaces, amounts to 101 30, that is 1 followed by 130 zeros...a trifle compared to the numbers we've quoted above. Yet, if by some "miracle" this had happened all the same, the outcome would have been one single molecule. But for life to start, billions of tons of molecules of different proteins and DNA would be needed. Mathematically speaking, it is impossible that such a probability would ever occur.
For us this is EVIDENCE that our faith in life as the creation of a superior intelligence - the personal Creator spoken of by the Bible - is reasonable. However, all of this is not meant as a mathematical demonstration of the existence of Elohà, because the reality of our Maker escapes the human mind and always needs faith to be accepted.
2. GENUINE FAITH DOES NOT NEED A PREVIOUS EXPERIENCE
Noah
So far, we've been taling about evidence...But what evidence did Noah have that one day it would have rained on earth? None at all, because that had never happened yet.
Joshua
Had anyone ever heard of city walls falling down because an army had gone round and round them with priests palying their trumpets? Yet Joshua and all the people of Israel believed that Jerico would be taken that way, because they had faith in the word of Elohà and they achieved a great victory.
Peter
Had anyone ever heard that a man could walk on water? Yet Peter believed that, at Yahushua's command, he could do it and he did it. He only began to sink the moment he lost his faith, and he was reproached by his Master for this reason.
Naaman
Had anyone ever heard that a leper could be healed of his devastating disease by diving in the river Jordan for seven times? Naaman himself had never heard of such a thing, yet - after some hesitation - he believed and he experienced a great miracle.
3. TRUE FAITH DOES NOT DEPEND ON YOUR FAMILY'S ENCOURAGEMENT
Matthew 10:34-37; with a challenging speech, Yahushua poses the possibility for faith to be a cause for division within the very heart of the family. No one but our Father cares more about unity in the family, but not at the cost of any of its members' faith.
In the North-west of the U.S. a young architect named Randy had accepted Yahushua as his Master and teacher. Within seven years of his conversion, during a preacher's visit in his community, he felt himself called to the ministry.
He was thirty years old and already a millionaire. He was setting up a famous supermarket chain at that moment of his life. He lived in a luxury house on the gulf.
When she heard of his decision, his wife asked for a divorce, but he could hear the call of the Master of Masters and did not want to renounce. He gave back his degrees and became a pastor; in the divorce, his wife took most of his money and his house. He obtained custody of his two children and went to live in a small apartment; he felt rich and happy. The community he had been entrusted with was in the town centre, only counted some twenty members and was constantly decreasing.
Rumors spread, everyone wanted to hear the former architect-millionaire who had chosen to preach salvation in the Messyah; a year later his congregation had grown to 150 members.
Here is an example of faith bearing a lot of fruits without encouragement from the family, even from the person who should be closest to you: your companion.
4. AUTHENTIC FAITH DOES NOT DEPEND ON OUR BROTHERS' ENCOURAGEMENT
We sometimes have to go through this disheartening experience...Our brothers not only fail to encourage us, but positively discourage us with their criticism, gossip or lack of love. They sometimes discourage us without even realising they are doing it. But if our faith only depends on our brothers' approval or affection, that means we haven't been dwelling in the Messyah's Spirit long enough. We need to achieve a faith which does not depend on external encouragement. Otherwise, what will become of us if we should witness apostasy in the brothers we held in esteem, or if we should live the years before the Messyah's return - when we might be called to bear witness to our faith - totally separated from our brothers?
5. FAITH MUST HOLD FAST EVEN WITHOUT GOD'S ENCOURAGEMENT
Matthew 15:22-28; here is a biblical tale which exemplifies this very premise: the Canaanite woman. Yahushua proves her faith down to the core. He knows that Jewish people call pagans "dogs" and - also in order to teach his disciples a lesson - he appears to discourage her from keeping to beg for a miracle. How would we have reacted?
Our trust in God's promises must be so deeply rooted that we never give up, not even when faced with His silence. In order to grow, our faith must be tested to the breaking point, then - at the right time - He will give us his extraordinary encouragement.
Another biblical example: Elohà Yahuweh asks Abraam to sacrifice his son Isaac. The Omnipotent's silence lasts for the whole lenght of the journey: three long days during which the patriarch storms his brain with every possible question and asks for confirmation without receiving a reply. Only the first terrible command from God keeps echoing: “Take your son, your only son, whom you love—Isaac—and go to the region of Moriah. Sacrifice him there as a burnt offering on a mountain I will show you.”
Only when his faith overcomes God's silence is that terrible burden taken from his shoulders: He speaks, and stops the hand that was about to sink the knife in the young child.
In that occasion, Elohà reveals the great project He conceived for the salvation of mankind. Abraam understands - like no other man will ever be able to - the greatness of the Father's sacrifice in giving up his only son for the redemption of sinful man.
CONCLUSION
So here is the secret: I decide I am going to trust in Elohà Yahuweh hour by hour, day by day, without worrying about tomorrow and without caring about how I feel or the incouragements I do or do not receive:
FAITH IS A VOLUNTARY, CONSCIOUS DECISION,
IT HAS GOT NOTHING TO DO WITH EMOTIONS
When we will have understood that, we will have discovered the secret of the faith which can move mountains!!
May Yahuweh help and support those who give themselves up and devote themselves to fully doing HIS will.


(Testo iniziale di riferimento da leggere prima di continuare: Ebrei 11:1,6

 
INTRODUZIONE

L’apostolo Paolo fornisce la miglior definizione di fede che si possa trovare: “Certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono”, una definizione che è di per sé un paradosso:

1. “CERTEZZA e SPERANZA” sembrano essere due concetti opposti. Per esempio, uno studente dice all’inizio dell’anno scolastico: “Spero di essere promosso” proprio perché non ha l’assoluta certezza di questa promozione. Se, d’altra parte, ne è certo non ha più bisogno di sperare. Ma nella fede questi due concetti vanno insieme.
2. Anche la seconda definizione è problematica per il mondo odierno, ormai abituato a credere solo in ciò che vede e può toccare. Paolo invece mette insieme DIMOSTRAZIONE e INVISIBILITÀ.

La fede ci viene presentata nella Bibbia come una NECESSITÀ (Ebrei 11:6) e, allo stesso tempo, come un DONO del cielo. Il famoso giornalista Indro Montanelli soleva dire: “Se la fede è un dono di Dio, allora è colpa sua se a me non l’ha dato!”. Quello che Montanelli non riusciva a capire è che questo dono è disponibile a tutti: si tratta solo di accettarlo o rifiutarlo.
Usando un’immagine moderna, potremmo dire che Elohà ha spedito un assegno in bianco a tutti: chi lo prende in parola, va in banca a riscuoterlo e mette la cifra di suo pugno. Ognuno di noi, in pratica, decide SE avere fede o no e QUANTA fede avere: sono due decisioni che competono all’uomo!
È dunque della massima importanza che noi capiamo bene che cosa vuol dire fede in tutte le sue sfaccettature. Oggi prenderemo in esame cinque aspetti fondamentali di una fede forte:

1. LA FEDE VERA NON HA BISOGNO DI PROVE

Noi crediamo per fede in cose che non richiedono per noi una controprova. Facciamo un paio di esempi.

a) L’ispirazione della Bibbia
Crediamo che le Scritture portino l’impronta di Colui che le ha ispirate ed abbiamo di questo fatto molteplici “evidenze”, ma nessuna “prova”, nel senso scientifico del termine.
Il fatto che la Bibbia sia stata scritta durante l’arco di 1600 anni da autori di epoca, cultura ed estrazione completamente diverse e non cada mai in contraddizione con se stessa, per esempio, ci porta a pensare che ci sia stata una mente intelligente, precisamente quella di Elohà Yahuweh, che abbia seguito la sua stesura.
Il fatto che Mosè abbia scritto un complesso di leggi sull’igiene e l’alimentazione che sono state riconosciute come valide dalla scienza moderna e che medici illustri e ricercatori dichiarino che l’uomo ha perduto moltissimo nel lasciarle da parte, c’induce a pensare che la sua affermazione di aver ricevuto queste istruzioni direttamente da Dio sia plausibile, anche perché esse andavano in controtendenza con quella che era la scienza medica del suo tempo ed anche dei millenni a venire. Dice il Prof. Luciano Pecchiai, illustre primario patologo di un ospedale pediatrico di Milano: “Per quello che riguarda la Bibbia, abbiamo tralasciato la sua saggezza anche perché la Chiesa stessa, dopo che fu chiaro che Galileo aveva scientificamente ragione, si premunì da altri smacchi affermando che essa conteneva soltanto verità religiose e non certezze scientifiche. Abbiamo perso così un' importante eredità culturale che va assolutamente recuperata: tanto più che da anni ormai la scienza ne ha confermato la validità.” (da un articolo di La Repubblica del 17-1-1986)
Il fatto che le profezie bibliche si siano avverate con una precisione millimetrica con anni, secoli e a volte millenni di anticipo, ci porta ad accettare il dono profetico che sta alla base di queste predizioni. Se i profeti che asserivano di aver ricevuto delle visioni, delle rivelazioni da Elohà, erano dei pazzi visionari, come mai - diciamo - ci hanno sempre ed immancabilmente azzeccato?
Si comprende però come tutti questi ragionamenti costituiscano delle evidenze dell’ispirazione biblica, non delle prove del genere: 2+2=4. Senza la fede non è possibile credere al tocco divino nella stesura delle Scritture.

b) La creazione
Altrettanto per fede noi crediamo che il racconto di Genesi cap. 1 sia attendibile e che all’origine della vita, nelle sue svariate forme, ci sia Elohà Yahuweh e non il caso. Anche di questo abbiamo molte evidenze, ma nessuna prova, perché - dopotutto - nessuno di noi è stato testimone di quanto è successo!
Un famoso scienziato francese un giorno ha detto: “Il calcolo delle probabilità ci dice che è assolutamente impossibile che la vita si sia prodotta per caso… Tuttavia - dal momento che Dio non esiste - vuol dire che questo pur remotissimo caso si è prodotto!”.
Voi capite che questo ragionamento non ha niente di scientifico, perché antepone alla tesi un’ipotesi di genere filosofico: “Dio non esiste:..!” Invece che chinarsi umilmente sui fatti ed ammettere che la scienza boccia senza appello la generazione spontanea della vita e che, quindi, i “fatti” ci indicano la necessità di una Intelligenza creatrice, si preferisce credere ciò che i fatti contraddicono. La premessa “Dio non esiste” inquina tutto il ragionamento seguente.
Ho letto in un libro scientifico l’esempio del branco di scimmie che scrive a macchina: che probabilità avrebbero, scrivendo per secoli e secoli, di far saltare fuori per caso un’opera complessa come “La Divina Commedia”? Nessuna ci dice la logica, nessuna ci dice il calcolo delle probabilità… E allora noi, come credenti, pensiamo che ci voglia più credulità a supporre la generazione spontanea della vita piuttosto che fede nel racconto biblico della creazione. Tuttavia, queste sono solo EVIDENZE, NON PROVE.
Approfondiamo con un ragionamento un po’ più concreto: I biochimici hanno scoperto che un solo batterio contiene non meno di 1500 enzimi e ciò senza includere altri composti chimici complessi. Gli enzimi sono proteine, ciascuna delle quali formata da alcune centinaia di amminoacidi. Ogni enzima è molto complicato, ed ha un compito specifico da svolgere...
Le lettere in questa frase sono state ordinate in una sequenza precisa, in modo che la frase venisse scritta e compresa. È lo stesso per l'enzima. I venti diversi generi di amminoacidi conosciuti, che si combinano in lunghe catene per costruire l'enzima, devono essere sistemati nell'ordine esatto perché ogni enzima abbia la sua esclusiva funzione e possa essere efficiente.
Quando si esamini la questione della possibilità che questi agenti chimici si siano combinati grazie a processi casuali, numerosi scienziati sono pronti ad asserire che non esiste possibilità alcuna che gli amminoacidi abbiano potuto formare gli enzimi fortuitamente.
I matematici vedono la questione dal punto di vista delle leggi delle probabilità. Considerate quanto segue: se ci sono tre elementi (1,2,3), ci saranno sei modi possibili di raggrupparli, cioè: 123,132,213,231, 312,321.
Le leggi delle probabilità ci dicono che la probabilità che l'esatta combinazione possa realizzarsi per caso è di uno su sei. Si calcola così: 1x2x3 = 6. Ma se gli elementi salgono da 3 a 5, le combinazioni possibili diventano 120. Se aggiungo un solo elemento, arrivando così a 6, le combinazione passano a ben 720.
La probabilità che una proteina delle 1500 necessarie, come minimo, per formare un batterio… una proteina di 200 amminoacidi, messi nella loro giusta sequenza, si possa formare per puro caso è solamente di una su 1026 0 x 202 00 (cioè: 1 seguito da 260 zeri moltiplicato per 2 seguito da 200 zeri).
Per darvi un'idea migliore di quanto siano immensi questi numeri, considerate il fatto che il numero degli elettroni che potrebbero essere racchiusi nell'Universo visibile in un raggio di cinque miliardi di anni-luce, senza assolutamente nessuna porzione di spazio vuota, ammonta a 101 30 , ovvero 1 seguito da 130... un’inezia confrontato con il numero detto prima.
Ma se, per un “miracolo”, questo fosse successo, ne sarebbe scaturita una singola molecola. Ma miliardi di tonnellate di molecole di diverse proteine e di DNA sarebbero stati necessari per dare inizio alla vita. Matematicamente parlando, è praticamente impossibile che questa probabilità si sia verificata.
Questa per noi è EVIDENZA che la nostra fede in una vita creata da un’Intelligenza superiore, che la Bibbia individua in un Creatore personale, è ragionevole.
Tuttavia con questo non mi posso illudere di aver dimostrato matematicamente l’esistenza di Elohà, perché la realtà del Creatore sfugge alla mente umana ed ha sempre e comunque bisogno della fede per essere accettata.

2. LA FEDE GENUINA NON HA BISOGNO DI UN’ESPERIENZA PRECEDENTE

Noè
Finora abbiamo parlato di evidenze… Ma che evidenza aveva Noè che un giorno sarebbe piovuto sulla terra? Nessuna, perché ancora non era mai successo.

Giosuè
Si era mai sentito che le mura di una città fossero cadute girandoci intorno al suono di trombe suonate da sacerdoti? Eppure Giosuè e tutto il popolo d’Israele credettero che Gerico sarebbe stata presa in questo modo, perché avevano fede nella parola di Elohà ed ottennero una strepitosa vittoria.

Pietro
Chi aveva mai sentito parlare che un uomo potesse camminare sull’acqua? Eppure Pietro credette che, all’ordine di Yahushua, avrebbe potuto farlo e lo fece. Cominciò ad affondare nell’acqua solo dopo aver perso la fede e fu rimproverato per questo dal Maestro.

Naaman
Chi aveva mai sentito parlare che un lebbroso potesse essere guarito dalla sua terribile malattia tuffandosi per sette volte nel fiume Giordano? Neanche Naaman ne aveva mai sentito parlare, pure - dopo un primo momento di smarrimento - ci credette ed ottenne un grande miracolo.

3. LA VERA FEDE NON DIPENDE DALL’INCORAGGIAMENTO DELLA FAMIGLIA

Matteo 10:34-37; Con linguaggio provocatorio, Yahushua descrive qui la possibilità che la fede sia causa di divisione nel cuore stesso della famiglia. Nessuno è più interessato del Padre all’unità della famiglia, ma NON a costo della fede di qualche membro della famiglia.
Nel Nord-Ovest degli Stati Uniti un giovane architetto di nome Randy aveva accettato Yahushua come Maestro e indirizzo di vita. Dopo sette anni dalla sua conversione, durante la visita di un predicatore nella sua comunità, si sentì chiamato al ministero pastorale.
Aveva trent’anni ed era già milionario. Stava progettando una famosa catena di supermercati in quel momento. Abitava in una splendida casa sul golfo.
Appresa la sua decisione, la moglie gli chiese il divorzio, ma lui sentiva la chiamata del Signore dei Signori e non volle recedere. Restituì i suoi attestati e divenne pastore; la moglie, divorziando, gli portò via quasi tutto il denaro e la casa. Lui ottenne la custodia dei due figli ed andò ad abitare in un piccolo appartamento, si sentiva ricco e felice. La comunità che gli era stata affidata si trovava al centro della città, contava solo venti membri ed era in continua decrescita.
La voce si sparse, tutti volevano andare a sentire l’ex-milionario architetto che aveva scelto di predicare la salvezza nel Messyah; dopo un anno la congregazione che dirigeva contava 150 membri. Ecco un esempio di fede che porta molto frutto, facendo a meno dell’incoraggiamento della famiglia, anzi della persona più vicina: il coniuge.

4. LA FEDE AUTENTICA NON DIPENDE DALL’INCORAGGIAMENTO DEI FRATELLI

Succede di passare attraverso questa disarmante esperienza… Succede che i fratelli, non solo manchino d’incoraggiarci, ma addirittura ci scoraggino, magari con la critica, con il pettegolezzo, con la mancanza d’amore. A volte ci scoraggiano senza nemmeno rendersene conto. Ma se ci succede che la nostra fede dipenda dall’approvazione e dall’affetto dei fratelli, vuol dire che non abbiamo dimorato abbastanza in Spirito con il Messyah. Noi abbiamo bisogno di una fede che non richieda incoraggiamenti esterni, altrimenti che ne sarà di noi se dovessimo vedere l’apostasia di fratelli che stimavamo, o se dovessimo vivere gli anni precedenti il ritorno del Messyah quando potremmo essere chiamati a testimoniare della nostra fede, totalmente separati dai nostri fratelli? 

5. LA FEDE DEVE SUSSISTERE ANCHE SENZA L’APPARENTE INCORAGGIEMENTO DI DIO

Matteo 15:22-28; C’è un esempio biblico che illustra questo concetto: la donna siro-fenicia. Yahushua prova la sua fede fino al midollo. Egli sa che i Giudei chiamano i pagani “cani” e, anche per impartire una lezione ai Suoi discepoli, sembra scoraggiarla dal continuare a chiedere. Come avremmo reagito noi?
La nostra fiducia nelle promesse dell'Onnipotente dev’essere tanto radicata da non mollare la presa nemmeno di fronte ad un Suo silenzio. Per poter crescere, la nostra fede ha bisogno di essere provata fino al punto di rottura, poi - al momento opportuno - Egli saprà dare il Suo incoraggiamento straordinario.
Altro esempio biblico: Elohà Yahuweh chiede ad Abramo di offrirgli in sacrificio Isacco. Il silenzio dell'Onnipotente dura tutto il tempo del viaggio: tre lunghi giorni durante i quali il patriarca si arrovella il cervello con ogni domanda possibile e chiede conferme, senza tuttavia riceverle. Resta solo il primo terribile ordine divino: “Prendi il tuo figliuolo, il tuo unico, ed offrimelo in sacrificio sul Monte Moriah!”.
Solo quando la sua fede riesce a superare il silenzio del Padre Eterno, quel terribile fardello gli viene tolto dalle spalle: Egli gli parla, fermando la sua mano che si era alzata munita di coltello per stroncare la vita del giovane figlio.
In quell’occasione gli rivela il grande piano di salvezza concepito da Lui per l’umanità. Abramo capisce, come nessun altro uomo sulla terra potrà mai, la grandezza del sacrificio del Padre celeste nell’offrire il Figlio per la salvezza dell’uomo peccatore.

CONCLUSIONE

Dunque eccolo il segreto: decido di fidarmi di Elohà Yahuweh ora per ora, giorno per giorno, senza occuparmi del peso del domani e senza occuparmi di come mi sento e degli incoraggiamenti che ricevo o non ricevo:

LA FEDE È UNA DECISIONE VOLONTARIA, COSCIENTE,
NON HA NULLA A CHE VEDERE CON LE EMOZIONI

Quando l’avremo capito, avremo anche carpito il segreto della fede che sa spostare le montagne!!

Yahuweh aiuti e sostenga coloro che rinunciando a sè stessi compiono pienamente in ogni aspetto la SUA Volontà.